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giovedì 7 settembre 2017

Intervista - Chiara Parenti


Buongiorno cari lettori! 
Come sta procedendo l'inizio di settembre? 
Per chi deve iniziare la scuola o l'università siete pronti? Invece per i lavoratori penso sia già iniziato il conto alla rovescia per il Natale ;) 
Io dal mio canto, sto cercando di sopravvivere alla sessione autunnale degli esami. Questo però non può impedirmi di pubblicare oggi una speciale intervista che una scrittrice di cui sono fan ha deciso di concedere al blog: Chiara Parenti .... autrice del romanzo "La voce nascosta delle pietre


Il racconto di come è nato questo romanzo (per chi non lo sapesse si trova alla fine del libro) Mi ha quasi commossa. Secondo lei  i libri migliori scaturiscono da emozioni forti che si sono vissute? Per i suoi libri si basa sulla realtà o preferisci attingere alla fantasia?

Secondo me, sì. Raccontare di qualcosa che si è realmente vissuto (o anche solo in parte) ha una forza straordinaria, rispetto a quanto solo immaginato. Ovviamente nelle mie storie c'è anche molta fantasia, ma c'è anche tanto di me. Il rapporto di Luna con il nonno è qualcosa che ho davvero vissuto ed è la parte che più le lettrici hanno apprezzato, probabilmente proprio perché è vera.

Secondo lei nella vita reale rapporti così forti come quello che Leo e Luna avevano da bambini possono durare anche quando si diventa grandi?

Sì, non è facile e forse piuttosto raro, ma è proprio per questo che rapporti come quello di Leo e Luna sono davvero speciali e preziosi, come diamanti.

Siamo in periodo esami (parlo per me) lavoro, inizio scuola ecc. Se dovesse consigliare una pietra a tutti quelli che devono affrontare momenti importanti, ma anche stressanti nella vita … quale sarebbe? 

L'agata muschiata, la pietra del nuovo inizio. È una varietà di agata con proprietà rigenerative. Per chi sta per cambiare casa o città, per chi sta avviando un nuovo progetto lavorativo, per chi si appresta a vivere un cambiamento, un ciondolo di agata muschiata è senz'altro un regalo di buon augurio.

Questa è una domanda che faccio molto spesso: ha uno scrittore/scrittrice preferito? E il titolo del libro?

Il mio libro preferito è “Il cavaliere d'inverno” di Paullina Simons. Come scrittori preferiti, fatico a dirne uno solo: naturalmente c'è lei, ma anche John Green, Sophie Kinsella, J. K. Rowling, e l'italianissima Federica Bosco.

Quando è nata la sua passione per la scrittura? È complicato gestire contemporaneamente il suo impegno da scrittrice con il lavoro di giornalista?

Ho sempre adorato inventare storie ma l’idea di scriverle è nata per caso: per gioco, in realtà. Un pomeriggio d’estate del 2008, scherzando con mio marito sul mutuo da pagare, mi disse che avrei dovuto mettermi a scrivere le mie storie, così sarei diventata famosa come la Rowling e ci saremmo trasferiti in un castello senza più il mutuo da pagare. Ora, ovviamente non abitiamo in un castello (e il trasferimento non pare neanche tanto imminente, per la verità) e la rata del mutuo arriva puntuale ogni mese, però ho scoperto che scrivere mi piace sopra ogni cosa. Conciliare la scrittura con il lavoro e un bimbo di 17 mesi non è affatto facile, ma la passione fa dimenticare anche le notti in bianco passate davanti al pc.

Ho adorato Luna, perché è uno di quei personaggi femminili da cui imparare molto, perché nonostante la vita le abbia messo davanti molti ostacoli ha il carattere necessario per superarli. Nella storia se dovesse scegliere una persona da ammirare… quale sarebbe?

Luna, e proprio per il tuo stesso motivo.

Grazie mille per questa intervista e Le faccio un’ultima domanda: so da “La voce nascosta delle pietre” che sta lavorando a un nuovo romanzo, a grandi linee (perché so che non si può dire troppo) di che cosa tratterà?

È una storia diversa da quella di Luna ma anche qui ci sarà una protagonista che non sa rendersi conto dell’incredibile forza nascosta in lei fino a che la vita non la metterà di fronte a una dura prova. Ma, come dice nonno Pietro, “è solo dal fuoco che nascono i diamanti”.


Spero che questa intervista vi sia piaciuta e vorrei ringraziare di cuore Chiara Parenti per la sua gentilezza e disponibilità.  
Se volete seguire tutte le news su di lei e le sue potete tenere d'occhio questo SITO

Alla prossima ;) 

_Giulietta_ 

sabato 15 luglio 2017

Intervista - Cinzia Giorgio

Cari lettori, oggi ho per voi una grandissima sorpresa! Si tratta di u'intervista esclusiva alla scrittrice Cinzia Giorgio, autrice del libro "La collezionista di libri proibiti" edito dalla Newton Compton.


Ciao, per prima cosa grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo con le domande: vorrei soffermarmi sulla figura di Peggie, uno dei personaggi che più ho apprezzato anche per l’evoluzione che ha nel romanzo. Ti sei ispirata a qualcuno in particolare? E ampliando, per i tuoi protagonisti ami attingere più dalla via reale o più dalla fantasia?
Ciao, grazie a te di ospitarmi sul tuo blog! Rispondo subito alle tue domande: mi piace, a volte, prendere spunto da persone realmente esistite per farne personaggi dei miei romanzi. È il caso di Peggie. Per tratteggiare la sua figura mi sono ispirata alla vita della meravigliosa Peggy Guggenheim, vissuta a Venezia proprio in quel periodo.
Veronica Franco, grande donna senza dubbio, soprattutto se pesiamo all’epoca in cui ha vissuto. Come ti sei appassionata al suo lavoro?
Ho conosciuto Veronica Franco frequentando il corso di Storia del Rinascimento del professor Romeo De Maio alla Federico II di Napoli, dove ho preso la mia prima laurea, proprio con lui. Da quel momento è stato amore a prima vista con la poetessa veneziana: una donna straordinaria che sapeva coniugare femminilità e vasta cultura.
Olimpia, bellissimo nome anche a livello onomastico con il significato “nata sull’Olimpo” e quindi una connotazione quasi divina (scusa sto temporeggiando ma sono un’appassionata), possiedi una tecnica particolare per scegliere i nomi dei tuoi personaggi?
Ti ringrazio per avermelo chiesto: sono un’appassionata anch’io di onomastica e passo interi giorni a scegliere il nome gusto per i personaggi, anche i minori!
Ho letto nella tua biografia che hai studiato lettere moderne e lingue; è stato questo percorso ad avvicinarti alla scrittura? Oppure è sempre stata una tua passione?
Studiare, leggere e scrivere sono da sempre i pilastri della mia vita, quindi direi che tutto ha contribuito alla mia formazione anche di romanziera. Essere cresciuta nella libreria di mio nonno, poi, ha fatto il resto…
Scusa, è una domanda scontata, lo so, ma devo fartela perché sono curiosa: progetti futuri? Io personalmente non vedo l’ora di vedere un’altra copertina con il tuo nome.
È in cantiere un nuovo romanzo che uscirà a Natale! (Grazie mille per la fiducia!)
E adesso cambiamo argomento: Autore e libro preferito!
Sono troppi! Tra tutti spicca però Jane Austen (ma non riesco a fare a meno di tantissimi altri autori).
Venezia e Parigi, come mai hai scelto proprio questi due “settings” per ambientare la tua narrazione?
Sono due città che amo e che hanno rappresentato un bellissimo periodo della mia vita lavorativa e non solo.
Puoi raccontarci qualcosa del tuo lavoro con “Pink Magazine Italia”?
Pink Magazine Italia è la rivista che dirigo con orgoglio ormai da due anni. È nata grazie alla passione per la letteratura e le tematiche femminili. Pink si occupa un po’ di tutto: libri, arte, eventi culturali, battaglie sociali, grandi personaggi, moda, costume e società.  Ho collaboratori stupendi, per fortuna: lavorare al magazine è faticoso ma stimolante e un buon lavoro di squadra è fondamentale.
Prima di salutarci, ti chiedo un consiglio per i lettori che come sogno nel cassetto hanno quello di pubblicare un libro, tu cosa gli diresti?

Di studiare e di leggere più che possono. Se si vuole intraprendere questo mestiere, bisogna essere consapevoli che non si finisce mai d’imparare.
Colgo l'occasione per aggiornarvi sulle prossime uscite, il nuovo libro di Cinzia Giorgio in uscita il 19 Ottobre 2017 "La piccola Libreria di Venezia"

Vi piace "La collezionista di libri proibiti"? Avete mai sentito parlare di Pink Magazine? 
Fatemi sapere cari lettori ... alla prossima ;) 

_Giulietta_ 

martedì 25 ottobre 2016

Antonella di Martino - Interview

Buongiorno cari lettori!
Inauguriamo questa settimana con l'intervista all'autrice di "Una famiglia bellissima" Antonella di Martino! Ringrazio di cuore sia la scrittrice, sia l'agenzia E.M.A con cui collaboro.


Innanzitutto la ringrazio per avermi concesso quest’intervista e per la sua disponibilità. Adesso iniziamo con le domande!



     Da dove le è nata l’idea di redigere un romanzo caratterizzato da un livello introspettivo così alto?


Volevo raccontare la storia di una gabbia mentale, e dalle gabbie mentali si evade con l’introspezione, con lo sguardo puntato verso l’interno, con la caccia alle contraddizioni. La famiglia di Max è un sistema totalitario in miniatura, si fonda sulla menzogna, è vietato dire che due più due fa quattro. Lo stesso meccanismo funziona sia per la famiglia che per la società (che è poi la famiglia della famiglia), è soltanto una questione di dimensioni. C’è un luogo comune circolante che sento ripetere sempre più spesso negli ultimi anni “pensare troppo fa male alla salute”. Non è del tutto sbagliato. Alle gabbie mentali il pensiero fa male. E l’evasione è sempre pericolosa.


·    Questo libro tocca diversi aspetti dell’animo umano, quali voleva mettere maggiormente in evidenza?



Il bisogno di ordine, molto più forte di quanto possa sembrare. L’importanza delle superfici, delle apparenze, che si nutre di ignoranza. Il doppio volto della paura e del perdono, che può salvare o condannare.
·      Secondo lei, nella vita reale, dove e come si può tentare di eliminare quella “visione perfetta”  di noi che molte volte vogliamo mostrare agli altri? Insomma secondo lei si possono dominare gli uno, nessuno, centomila di noi stessi mostrandoci per quello che siamo veramente? E se sì, come?
Beh, si può cominciare a capire che siamo esseri umani, non opere d’arte. Siamo entità vive, vulnerabili, complesse, è riduttivo valutarci dalla superficie, come se fossimo statue. Questo non significa che la bellezza non sia un dono, che sia un male voler apparire belli: significa che è crudele e sbagliato definire un essere umano dalla superficie ed escludere qualcuno per l’aspetto fisico, qualunque esso sia (perché anche la bellezza può essere discriminante). Il nostro modo di essere comprende l’imperfezione, la complessità, la varietà: dominarla è impossibile, conviene semplicemente accettarla, insieme alla paura e al fascino che suscita. Le molecole della vita sono asimmetriche, imperfette. La perfezione simmetrica della sfera indica altri mondi, che possono aspettare...


·    Come dice papà, per un buon livello di sicurezza bisogna sembrare assolutamente normali.” Questa è una frase purtroppo, secondo il mio parere, troppo attuale! Secondo lei i ragazzi di oggi percepiscono più di una volta il bisogno di sentirsi “normali” e quindi, in un certo senso, di doversi omologarsi alla massa?


Il bisogno di omologarsi è sempre stato molto forte negli adolescenti, e a mio parere sempre lo sarà: la necessità di ricevere conferme e riconoscimento è implicita nel processo di crescita. I mezzi di comunicazione rendono questo bisogno più forte, ma d’altra parte ampliano la varietà di modelli in cui riconoscersi: l’incertezza aumenta, ma anche la possibilità di scelta, di fuga, e perfino la materia prima per coltivare un sano e feroce senso critico.


·       Il romanzo scritto in prima persona risulta molto efficace e diretto. Ha avuto dei dubbi nella scelta della tecnica narrativa da utilizzare per comunicare al meglio la situazione del protagonista e della sua famiglia?

No, in questo caso non ho avuto dubbi. La gabbia aveva bisogno dell’occhio di Max, acuto e ingenuo, per svelare al lettore i suoi meccanismi più contorti e inattesi.



     Quali sono i suoi progetti futuri? C’è un nuovo romanzo in lavorazione?


C’è un altro romanzo dello stesso genere che sta aspettando l’ultima rilettura dell’editore. E ho in cantiere un progetto dai colori meno truci... ma è ancora un inizio.




     Ultima domanda di carattere personale: Se dovesse scegliere un solo libro da salvare da un incendio, quale sarebbe?
“Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile (nato secondo Benedetto Croce nel 1575 a Napoli, secondo altre fonti nel 1566 a Giugliano - morto a Giugliano nel 1632), forse il libro di narrativa italiana più conosciuto al mondo. Le fiabe più famose sono tratte da quest’opera meravigliosa, e non è estranea nemmeno ai nostri noir.

VI E' PIACIUTA QUESTA INTERVISTA? COSA RISPONDERESTE VOI ALLA TERZA DOMANDA?

_Giulietta_

venerdì 26 agosto 2016

Tania Paxia - Interview

Salve carissimi lettori,
Oggi ho una sorpresa per voi, dopo la recensione di "Le strane logiche dell'amore" la scrittrice, Tania Paxia, mi ha gentilmente concesso un'intervista! La ringrazio di cuore per la disponibilità e la gentilezza con cui ha risposto alle mie domande che adesso vorrei condividere con Voi :)

Iniziamo!

Ti ringrazio per avermi concesso l'intervista e la prima domanda che vorrei farti è questa … nei ringraziamenti hai detto che alcune parti del romanzo “le strane logiche dell'amore” coincidono con la tua esperienza di vita, ma che sei riuscita comunque a nasconderle bene nella narrazione, posso chiederti di farmi lamento un esempio?




Ciao Giulietta! Dunque, diciamo che mi è capitata una cosa simile a quella successa a Cameo, senza la parte “rosa” che è soltanto frutto della mia fantasia ai fini della narrazione. Sono in possesso di un libro ricevuto in anteprima che ha qualcosa di molto ma molto “strano”. E non parlo di qualche difetto nell’impaginazione o qualche foglio mancante. Parlo proprio del titolo e dell’autore. Soprattutto dell’autore. Non posso dire di più. Ma ho le prove di quanto affermo.

Come sappiamo l’autoproduzione di un romanzo non è una strada semplice da percorrere, perché l'autore deve essere pronto ad assumersi anche il gravoso compito di editor, cosa consiglieresti di fare agli esordienti per creare un prodotto finale professionale come il tuo?




Consiglierei di rivolgersi a un correttore di bozze se si è alle prime armi e si vuole offrire un prodotto professionale. Purtroppo i prezzi non sono adatti a tutte le tasche, comprese le mie. Io per esempio ho una beta-reader che legge i miei romanzi e mi aiuta con le correzioni e i vari refusi che mi capita di lasciare nel testo. Poi rileggo capitolo per capitolo tutto il romanzo cinque o sei volte, prima di fare una pausa per la rilettura finale. I miei romanzi, come molti altri, sono self in tutto e per tutto. Anche per quanto riguarda le cover! :)

Questo devo assolutamente chiedertelo, come ti è venuto in mente di chiamare la protagonista del romanzo Cameo Pink (per chi non lo sapesse è una sfumatura di rosa)? Penso sia un’idea geniale per caratterizzare immediatamente il personaggio rendendolo riconoscibile e particolare.




Mi piaceva come suonava, in più quella tonalità di colore di rosa pallido esiste veramente e in inglese si chiama proprio Cameo Pink. Quindi il nome è nato per caso, semplicemente da una tonalità di colore.

Adesso ti farò una domanda simile a quelle di Cameo, sei partita dai romanzi fantasy e hai toccato diversi generi prima di approvare al romanzo rosa, come mai questa scelta? Ti sei ispirata a qualcuno in particolare?



Sono passata al rosa per scommessa, in seguito a una sfida tra amiche che erano stufe di sentirmi parlare soltanto dei miei romanzi fantasy. Per vincere la scommessa avrei dovuto scrivere un romanzo a tinte rosa. E così è stato, perché ho scritto “Sono io Taylor Jordan!” e, per fortuna, sono riuscita a vincere la scommessa.

Se dovessi salvare uno solo dei libri che hai scritto da un incendio (oggi sono un po’ melodrammatica) quale sarebbe è perché?



Oddio XD fammi riflettere un attimo………………………………….Allora, dato che sono in formato ebook salverei l’ereader XD se dovessi scegliere un cartaceo, forse sceglierei “Ti amo già da un po’”, perché occupa gran parte del mio cuoricino.

Qual è il tuo pensiero sui ghostwriters? Pensi che il loro lavoro sia “scusabile” oppure credi che sia un modo, in don dei conti, per prendere in giro i lettori?



Beh, sicuramente fare il ghostwriter è un lavoro come un altro, nel senso che una persona lavora a un progetto (in questo caso scrive un libro) e la controparte (la casa editrice) corrisponde una retribuzione pattuita per portare a termine il lavoro, ovvero il romanzo commissionato. Il problema sorge quando viene pubblicato a nome di un’altra persona (spesso famosa). Da lettrice e blogger mi sento un po’ presa in giro, perché non mi sembra giusto che qualcuno si prenda il merito di un libro che non ha scritto. Da scrittrice capisco anche l’esigenza dei cosiddetti “scrittori fantasma” di scrivere su commissione e rimanere nell’ombra. Capisco anche il fattore economico che sta dietro a tutto, ma non ne condivido il fine.

Qual è il personaggio di cui hai scritto in cui ti riconosci di più?


Sicuramente Meggie Clarke, aspirante scrittrice autoprodotta con la passione per la grafica. Ha un lavoro da sogno e vive in una delle mie città preferite: New York. In lei ho riversato tutte le mie manie, i miei hobby e i miei sogni. A parimerito Maybelle Watson, perché lei rappresenta la parte più razionale di me, quella studiosa e con i piedi ben piantati per terra.

Ultima domanda che anche se è un po’ scontata, non può mancare … quali sono i tuoi progetti futuri? C’è un nuovo libro all’orizzonte?



Per ottobre è già prevista l’uscita di un nuovo romanzo fantasy Dream On. È già in pre-order su amazon. La trama è ripresa dal romanzo scritto e pubblicato da Taylor Jordan all’interno del mio romanzo rosa “Sono io Taylor Jordan!”
È un po’ contorto, ma è una sorta di crossover. Penso si possa definire così.

L'intervista è finita, Spero Vi sia piaciuta ... alla prossima :)

_Giulietta_

martedì 23 giugno 2015

Intervista a Tania Paxia

Sorpresa cari lettori !!!
Qualche giorno fa Vi ho presentato la recensione di un libro intitolato "Sono Io Taylor Jordan!" assegnandoli ben cinque piume; ebbene... oggi Vi stupirò con l'intervista alla scrittrice Tania Paxia, vediamo come ha risposto alle mie domande

Ciao, iniziamo con la prima domanda. Oltre le tue prime pubblicazioni anche nell’ultimo romanzo “Sono Io Taylor Jordan” si sente un po’ di contaminazione del genere fantasy grazie ad Unawere.Da quando e dov’è nata questa passione?
Ciao, Giulietta! Ah la mia passione per il fantasy è nato quando ero bambina, con le favole. Pian piano ho scoperto Alice nel Paese delle Meraviglie, per non parlare delle avventure di Peter Pan! 
Il libro che mi ha fatto innamorare del fantastico mondo della magia è stato Harry Potter e la Pietra Filosofale. Poi, con i libri di C.S. Lewis, Tolkien e Books diciamo che ho continuato verso il fantasy classico-epico. Ho riversato la mia passione per i romanzi fantasy su Meggie, la protagonista di Sono io Taylor Jordan!

Nella RECENSIONE ho osservato che a mio parere Cooper assomiglia ad un
personaggio di Big Bang Theory. Hai un Telefilm preferito? Oppure non li guardi proprio?
Cooper non credo somigli fisicamente a uno dei personaggi di Big Bang Theory perché per soprannominarlo “La Bestia” l’ho dovuto descrivere come un energumeno di uno metro e ottanta con la barba lunga. La Bestia dal cuore d’oro, insomma. Il suo aspetto esteriore è del tutto in contrasto con il suo essere gentile e super-intelligente. Questa parte, sì, in effetti potrebbe somigliare a uno dei personaggi di quel telefilm, che tra l’altro è anche uno dei miei preferiti! Guardo i telefilm, da quelli di fantascienza (Fringe) a quelli “crime”. Ho adorato The Mentalist fino alla scoperta di John il Rosso. Delusione totale. Ma vabbèPoi seguo Bones da anni, perché ho letto i libri della Reichs e perché l’attore che interpreta Booth era uno dei miei personaggi preferiti di Buffy. Poi ultimamente ho finito la serie “Revenge”, ho continuato “Arrow” e “The Flash”. Ora che mi ci fai pensare devo finire anche Once Upon a Time! :)

Da dov’è nata l’idea di richiamare il mondo delle favole nel romanzo tramite i titoli dei capitoli? Qual è il messaggio che volevi trasmettere?
L’idea mi è venuta dal prologo intitolato “C’era una volta, poi ho continuato con il primo capitolo, dato che dovevo presentare i due coinquilini di Meggie, La Bestia e la Bella. Me ne veniva in mente uno dopo laltro, quindi ho continuato! Il messaggio che volevo trasmettere è quello di non arrendersi mai, di andare avanti qualsiasi cosa succeda. Come nelle favole: quando tutto sembra andare a pezzi, quando credi di aver toccato il fondo, c’è (quasi) sempre una soluzione. Me ne rendo conto, la vita non è come nelle favole, ma a me piace pensarlo.

Il libro risulta così divertente anche perché il lettore riesce ad immedesimarsi nei modi di fare ed i comportamenti dei personaggi. Se dovessi scegliere, qual è che rispecchia di più la tua personalità?
Ah in ogni personalità dei personaggi principali ho inserito qualcosa di mio. Ad ogni modo, credo che Meggie e Beth, per certi aspetti, mi rispecchino molto.

Maggie è una cover designer di successo, ma anche tu sai il fatto tuo! La copertina del libro è fantastica, l’hai creata da sola?
Ti ringrazio! Sì, l’ho progettata io. Mi diverto a creare le copertine dei miei libri, ma anche per gli altri (se ne ho occasione). Ho imparato a usare Photoshop e per non dimenticarmi certe cose mi esercito con le manipolazioni delle foto o con le scritte dei titoli. Il significato della lente di ingrandimento (o bolla) che racchiude la ragazza è spiegata nel corso del libro, quindi anche la cover, a modo suo, è collegata alla trama. Secondo me la cover deve rispecchiare la storia, perché è la prima cosa che vediamo, appena ci troviamo di fronte a un volume (che sia cartaceo o in ebook), quindi deve emanare delle sensazioni e un’atmosfera adeguata al tema trattato.

E infine, la domanda che tutti, dopo aver finito questo romanzo si faranno sentiremo ancora parlare di Maggie Clarke?
Chissà, forse sì. La storia ce l’ho in mente, quindi prima o poi, tempo permettendo, la scriverò! Ho lasciato qualche indizio nel finale! 

Come ultima cosa ma non per importanza ringrazio di cuore Tania Paxia per aver risposto a tutte le mie domande con disponibilità e gentilezza. 

VI E' PIACIUTA QUESTA INTERVISTA? 

_Giulietta_ 

giovedì 5 febbraio 2015

Il torneo dei Rock Guerrieri _Intervista + Booktrailer_

Salve cari lettori, 
Oggi per voi c'è una doppia sorpresa: Booktrailer + intervista all'autore! 
Se volete vedere anche la recensione cliccate QUI


L'idea di una storia a puntate da dov'è nata? 
In realtà non è stata un’idea mia: ho adattato la storia seguendo le regole della piattaforma THE INCIPIT, che permette di scrivere storie interattive a puntate a seconda delle scelte dei lettori. Ho pensato che bisognasse provare e l’ho fatto. A parte il primo episodio il resto è stato deciso dai lettori. A me è toccato improvvisare tutto, fino alla fine. E’ stato divertente. Consiglio a tutti THE INCIPIT, scrittori e lettori.


Il protagonista all'inizio del racconto agisce per interesse, vuole scrivere lo scoop più bello del secolo, ma verso la fine mostrerà tutto il suo coraggio liberando il drago e mettendo a rischio la sua stessa vita, questo cambiamento a cos'è dovuto? 
Benny Diesis (Ben per gli amici) non è un giornalista avvoltoio. Nell’universo di Dark Rock Chronicles racconta il rock senza specularci. In “Il ritrovamento del drago” è ancora giovane e alle prime armi, ma con l’esperienza e il tempo diventa una delle figure più influenti del mondo della musica.  Riguardo al coraggio, penso che non se lo aspettasse nemmeno lui. Si ritrova a cercare notizie sulla misteriosa scomparsa di un drago, ma finisce per rimanere invischiato in una serie di fatti straordinari combattendo contro forze oscure.


Una Battle Rock, idea originale per una gara, potresti spiegarci la dinamica
dell'incontro? 
Ne “Il ritrovamento del drago” le Battle Rock sono improvvisate. Quelle “ufficiali” vedono due o più rock band scontrarsi a suon di musica e colpi proibiti, attraverso l’uso di strumenti musicali modificati e trattati come armi da battaglia. Ho cercato di unire musica e magia, creando dei duelli appositamente per la mia storia.


Nella storia compare un tesoro nella roccia, il Bifrost, che cos'è esattamente?
Nella mitologia norrena è un ponte simile a un arcobaleno che unisce la Terra e Asgard, la patria degli dèi. In Dark Rock Chronicles e nello spin-off compaiono alcuni guerrieri rocker vichinghi e


Ultima domanda, avremo altre avventure di Ben e il suo amico Neil? Stai già lavorando su un altro romanzo? 

È molto probabile. Ben è una presenza fissa. Non rientra nel gruppo dei protagonisti, ma è un personaggio a suo modo molto presente nell’universo di DRC. Ho terminato la prima stesura del secondo romanzo da poco, consegnata all’editore e attualmente in revisione. Sarà una storia completamente diversa dal primo libro, molto più in stile giallo e con l’introduzione di nuovi personaggi. Sono contento del risultato e non vedo l’ora di sapere il parere dei lettori. Non mi aspettavo che DRC “acchiappasse” così tanto. Ho ricevuto molti complimenti. Spero davvero che sia così anche per il prossimo libro. 

Ringrazio lo scrittore Marco Guadalupi per aver risposte alle mie domande e anche Pia Ferrara per aver fatto da tramite. 

VI E' PIACIUTA QUESTA INTERVISTA? E IL BOOKTRAILER? 

_Giulietta_ 

martedì 16 settembre 2014

Intervista a Valeria Pomba

Carissimi lettori oggi ho una sorpresa per voi,

Una bellissima intervista della scrittrice dell'ultimo romanzo che ho recensito: Valeria Pomba.

Spero che vi piaccia e Buona lettura.

1.     Come sei riuscita a descrivere in modo così dettagliato il mondo televisivo e dei reality Show?

Ho attinto da ciò che ho osservato direttamente, dai commenti ascoltati per strada (perché i reality nessuno li guarda, ma tutti ne parlano) e ho cercato di ricomporre con l’immaginazione i dettagli mancanti. In genere mi piace raccontare ciò che è molto distante da me o che la maggior parte della gente considera negativo: la  tv, ad esempio. E i reality show sono forse uno dei suoi prodotti peggiori, per la confusione tra realtà e finzione che provocano, che tuttavia genera effetti sociali molto interessanti.


2.     Le nostre orecchie sono spesso costrette a sentire questa fra “Ah, i miei tempi , quelli sì che erano migliori.” Tu cosa ne pensi? Non è forse vero che ogni epoca ha i suoi pregi e i suoi difetti?

Secondo me sì, solo che ci si dimentica dei difetti del passato e si amplifica la negatività del presente. È una sorta di pessimismo storico in cui è facile cadere: dire che i giovani d’oggi non hanno carattere, né ambizioni, è facile. Ma ritengo che la generazione attuale, nel bene e nel male, sia responsabilità della generazione che l’ha cresciuta e che ora la critica, attribuendo la colpa alle sole circostanze storiche. Oggi il capro espiatorio è la crisi, domani chissà, la costante è che la colpa è sempre di qualcun altro…

3.     La Tv … anche lei può avere dei pregi? E se sì, come?

La tv una volta era uno specchio magico, proiettava i desideri delle persone. Negli ultimi anni però si è trasformata in uno specchio deformante, mostra i nostri incubi, ciò che ci vergogneremmo di dire, diventare o fare (e che tuttavia ci attrae). Eppure se si osservano criticamente i suoi mostri, con distacco, la tv ha una funzione catartica che nessun altro strumento mediatico oggi possiede.

4.     Come mai il personaggio Brillo ha mutato il suo carattere in maniera così evidente quando è entrato a far parte del mondo dell’Aquarium (il reality Show)? Sinceramente per me è stato uno shock, non me l’aspettavo per nulla!

Neanche io. Nella prima idea del romanzo, il suo personaggio aveva un’evoluzione diversa. Poi però ho lasciato che prendesse il suo percorso. Brillo è il personaggio con cui il lettore entra più in confidenza nel procedere delle pagine, eppure è proprio da lui che avrà le sorprese maggiori. Quante volte le persone che crediamo di conoscere bene, quando le circostanze cambiano rivelano degli atteggiamenti che mai ci saremmo aspettati? Se poi c’è di mezzo la possibilità di diventare famosi…Prendi un qualsiasi programma tv che abbia come protagonisti individui comuni: all’inizio dello show sono tutti sprovveduti e ingenui, bastano poche puntate e si trasformano in personaggi mediatici. Nel libro ho cercato di riprodurre la rapidità di questa trasformazione, ma la realtà è ben più scioccante di quanto descritto.

5.     Il finale mi è piaciuto molto perché lascia spazio all’immaginazione. Cosa volevi comunicare con questa fine a effetto?

Volevo che fosse il lettore a farsi una propria opinione sulla storia. Siamo troppo abituati a fare nostre opinioni preconfezionate, fornite dalla tv e dagli opinion leader sui vari social network. Seguire la massa è comodo, ma finisce per atrofizzare la nostra capacità critica, che è uno strumento di libertà importantissimo. E che, se recuperato, forse può ancora salvare la nostra generazione.

Ringrazio la scrittrice per aver risposto in maniera esemplare alle mie domande.

VI E’ PIACIUTA L’INTERVISTA?

QUAL’E’ LA VOSTRA OPINIONE?

_Giulietta_ 

lunedì 19 maggio 2014

INTERVIEW TIME

Ecco a voi la seconda parte dell'Interview time!

Intervista a Sofia Domino 
  1. Prima di tutto ti ringrazio per avermi dato la disponibilità per questa intervista;
    La prima domanda che vorrei rivolgerti è la seguente: Da cosa è nata la scelta per due mondi così contrapposti come l'India e New York? Cosa ha fatto nascere questa idea?

Grazie a te per ospitarmi nel tuo blog e per la tua disponibilità!
Ho deciso di ambientare il mio romanzo sia negli Stati Uniti sia in India per un motivo. Sarah, la protagonista, è nata e cresciuta a New York. Si muove tranquillamente tra le strade affollate, schiva taxi ed entra ed esce dalle metropolitane come se niente fosse. Per lei il verde equivale a Central Park e un enorme grattacielo rappresenta la sua casa.
Quando Sarah decide di partire per l’India e arriverà in città come Mumbai e Raipur, non avrà problemi a spostarsi (e lo stesso avverrà nel corso del romanzo, quando si troverà in altre città indiane e dovrà ambientarsi velocemente) e quando raggiunge Kailashpur (il villaggio rurale indiano che vuole visitare) rimane senza parole, ma non in senso negativo. Da un’immensa e caotica città come New York, Sarah si ritrova nella natura vera, al fianco di bufali, di capanne, di campi immensi. Tutto è diverso se visto dagli occhi di una ragazza di città ed è ancora più facile contemplare la bellezza della natura che ci circonda.
Sarah deve abituarsi allo stile di vita indiano (niente più docce, pasti consumati intorno al tavolo, ventilatori…) e nonostante le prime difficoltà, non mancheranno momenti in cui si siederà ad ammirare il paesaggio, il volo di un uccello, l’orizzonte che incendia il fuoco…
E gli Stati Uniti le parranno sempre più lontani, e le sembrerà impossibile che New York e Kailashpur facciano parte dello stesso mondo.
Se la protagonista fosse stata una ragazza di campagna, o comunque di un piccolo paese, anche se straniero, avrei potuto fare meno paragoni.

  1. Puoi descriverci le caratteristiche delle due protagoniste: Sarah e Asha?
    E qual'è l'elemento che le unisce in un rapporto così forte da spingere Sarah a fare il possibile per liberare Asha?

Certo. Comincio con Sarah, la protagonista di “Come lacrime nella pioggia”. Sarah è una ragazza di ventidue
anni, nata e cresciuta a New York. È un’appassionata di fotografia, ama immortale paesaggi meravigliosi e, al tempo stesso, nascosti. Paesaggi che gli altri tendono a dimenticare solo perché non definiti famosi. È perdutamente innamorata di Abhai, un ragazzo indiano trasferitosi a New York all’età di cinque anni. Sarah è solare e molto dolce, ma è anche molto determinata. Ha le idee chiare ed è una femminista.
Asha è la co – protagonista di “Come lacrime nella pioggia”, ha quindici anni e vive a Kailashpur, un villaggio remoto dell’India. È una ragazzina sensibile e sognatrice. Vorrebbe continuare a studiare, invece è obbligata a lavorare per tutto il giorno. Lavora come arrotolatrice di bidis (il bidi è la sigaretta indiana dei poveri). Asha è stata venduta in sposa, e proprio per questo vuole fuggire dal suo villaggio. Vorrebbe essere libera, e grazie a questo suo grande sogno, mostra tutta la sua forza e il suo coraggio nell’andare contro alla mentalità degli uomini indiani.
Il giorno in cui Sarah incontra Asha, rimane piacevolmente colpita dalla determinazione che legge nei suoi occhi. Sarah capisce subito che in Asha brucia una forza nascosta così, lentamente, decide di parlare con lei. Questo è l’inizio della loro amicizia, di un’amicizia pura, senza pregiudizi.
Sarah e Asha diventeranno migliore amiche; a unirle è un forte legame creato da un grande affetto, da quella determinazione e voglia di sognare che condividono.
Le altre donne che abitano a Kailashpur non hanno la stessa voglia di ribellione di Asha, ecco perché Sarah si aggrappa a lei, ecco perché non può rimanere indifferente davanti a tutto quello. Secondo Sarah una ragazzina di quindici anni dovrebbe studiare e vivere nella spensieratezza, mentre Asha è costretta a lavorare tutto il giorno, è costantemente picchiata ed è stata venduta in sposa. Tutto questo è semplicemente inaccettabile e a peggiorare la situazione ci sono gli uomini del villaggio, che vogliono mettere a entrambe i bastoni tra le ruote.
Sarah, nonostante Asha sia una ragazzina indiana, si rivede in lei. La sua determinazione si rispecchia in quella di Asha, così come la sua forza. Ecco perché per Sarah liberare Asha diventerà uno scopo nella vita. Grazie alla loro amicizia e grazie a quelle similitudini che avvicinano due ragazze così diverse, Sarah si schiererà completamente dalla parte di Asha.
Niente, però, è mai come sembra. E le cose peggiorano gravemente quando gli uomini del villaggio decidono di tendere una trappola a Sarah e Asha…

  1. Come mai Sarah vivrà per svariati mesi in un villaggio remoto dell'India?

Il fidanzato di Sarah, Abhai Mailakar, è nato in un villaggio remoto dell’India, Kailashpur, che si trova nello stato del Chhattisgarh, e con suo padre cercò fortuna a New York all’età di cinque anni.
Sarah e Abhai presto vorranno sposarsi, ma prima di farlo Sarah vuole conoscere ogni cosa di Abhai, incluse le sue origini. Ecco perché, prima di convolare a nozze, i due decidono di fare un viaggio nell’India e di recarsi da un cugino di Abhai che vive ancora a Kailashpur. Non solo Sarah vuole vedere con i propri occhi il villaggio in cui è nato Abhai, ma poiché Abhai non ricorda quasi niente del suo villaggio e della madre morta quando lui ora ancora un bambino, Sarah spera che, grazie a quel viaggio in India, il suo fidanzato riuscirà a dare un senso a quei ricordi confusi.
Nessuno dei due sa che in quel villaggio remoto vive anche Asha, una ragazzina che vuole disperatamente andarsene da quel villaggio, dalle leggi ristrette dell’India, dal potere degli uomini, dalla violenza…


  1. I diritti delle donne sono un argomento di cui non se ne parla mai abbastanza, ma secondo la tua opinione quali sono stati i passi avanti che sono stati fatti in questi anni e invece quali sono i punti ancora da modificare perché ci sia una perfetta parità fra i sessi e soprattutto, questo equilibrio si potrà mai raggiungere?

Sicuramente di questo argomento si parla sempre poco, comunque nel corso degli anni ci sono stati dei grandi passi avanti per le donne, ma questi passi sono ancora pochi.
Se nei Paese occidentali le donne possono godere di ogni diritto, possono lavorare e possono votare, non si può dire lo stesso per molti altri Paesi.
Tre quinti del miliardo di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà sono donne. Dei 960 milioni di alfabeti, due terzi sono donne, ragazze e bambine. Ogni giorno 1600 donne e più di 10.000 neonati perdono la vita a causa di complicazioni dovute alla gravidanza e al parto. Una donna su cinque nel mondo ha subito dei casi di violenza.
Questi sono soltanto alcuni dati, e parlando dell’India, nonostante fortunatamente nelle grandi città indiane sempre più donne stanno trovando il loro posto nel mondo, lo stesso non si può dire delle donne, ragazze, bambine e madri che vivono nei villaggi rurali.
In India una donna non è nessuno e non ha alcun diritto. Si stima che ogni venti minuti una donna in India sia violentata, e se si rivolge alla polizia, non riceve nessun aiuto.
Le ragazzine nei villaggi rurali dell’India sono spesso obbligate a smettere di studiare all’età di quattordici anni (se non prima) e sono costrette a lavorare, oppure sono vendute in matrimoni combinati. Inoltre, sono venuti alla luce ripetuti casi in cui delle ragazzine sono state avvicinate da uomini che promettono loro una vita migliore fuori dal villaggio e un lavoro sicuro. Speranzose, quelle ragazzine si fidano di quegli uomini, ma alla fine saranno picchiate, abusate, rinchiuse, vendute ad aste oppure costrette a prostituirsi.
Sono qui oggi per parlare del mio romanzo “Come lacrime nella pioggia”, delle condizioni di vita delle donne indiane, dei diritti delle donne, della coraggio delle donne e della forza che si nasconde dietro a delle amicizie vere, profonde.

I punti da modificare affinché ci sia una perfetta parità tra i sessi sono ancora molti, moltissimi. Basta pensare che, molte volte, le donne nei villaggi rurali sono educate a tenersi tutto dentro, a non raccontare episodi di violenza e di abuso. Fino a quando non cambierà la mentalità di ogni vittima, allora i padroni esisteranno.
Inoltre, troppo spesso le vittime che invece vorrebbero urlare e chiedere aiuto non ne hanno la possibilità perché nessuno ascolta le loro grida, perché le loro richieste di aiuto sono silenziose, soffocate da uomini – padroni e dalla corruzione della polizia.
Durante la stesura di “Come lacrime nella pioggia” ho letto tantissime testimonianze in cui le vittime cercavano aiuto, solo che non sapevano a chi rivolgersi. In India, infatti, per una bambina la persecuzione comincia ancora prima della sua nascita e intorno a lei non ha nessuno, davvero nessuno, cui rivolgersi.
Basta pensare a tutti quei casi in cui ragazzine violentate, che dopo tutto quello che avevano subito riuscivano comunque a trovare dentro di loro la forza per dire basta, venivano minacciate. Alla fine, molte di loro sono state uccise proprio perché non avevano nessuno che potesse difenderle, proteggerle.
Chi lo sa, forse prima o poi potremo raggiungere una perfetta parità fra i sessi, anche se adesso siamo ancora lontani da questo traguardo. Io, però, non voglio smettere di parlare dei diritti negati delle donne e di tutte le atrocità che donne, madri, ragazzine e bambine subiscono ogni giorno in India e in altre parti del mondo (anche in Italia). Credo che ognuno, nel suo piccolo, possa fare qualcosa. L’unione fa la forza e spero tanto che, presto, si possa davvero vivere in un mondo di pace, privo d'ingiustizie e dove nessuna donna, neanche una, sia più costretta a essere nessuno.


  1. Quanto tempo ci hai impiegato per scrivere questo romanzo?

Prima di scrivere “Come lacrime nella pioggia” ho dovuto trasformare le mie idee in qualcosa di concreto. All’inizio non sapevo se avrei avuto materiale a sufficienza per tirarne fuori un libro, così ho trascorso numerose giornate a fare ricerche. Quando ho capito che avrei potuto trovare molte informazioni, allora ho deciso che le mie idee sarebbero diventate un libro. Ho letto numerose testimonianze di ragazzine indiane che abitano nei villaggi rurali, picchiate, vendute, costrette a prostituirsi e obbligate a lavorare e a smettere di studiare. Ho guardato filmati e svolto numerose ricerche per capire lo stile di vita indiano, e anche per scoprirne di più su Kailashpur, e spero di non aver commesso nessun errore. Tra appunti, ricerche, stesura del testo e fasi di editing, ho impiegato un bel po’ di tempo a scrivere “Come lacrime nella pioggia”, ma l’avventura è appena cominciata. Perché prima un autore ha un’idea, la ascolta, la sviluppa, scrive il testo del romanzo e lo corregge, ma poi arriva il momento in cui decidere se far compiere o no un viaggio al proprio libro. Io ho deciso di farglielo compiere e ho scoccato la freccia, indirizzandola ai lettori. Non so quali lettori saranno colpiti da “Come lacrime nella pioggia”, ma sicuramente il supporto dei miei lettori e dei blogger è molto importante.

  1. Credo che la tue iniziativa per Amnesty International e per la petizione siano dei gesti veramente ammirevoli, puoi parlarcene?

Grazie per le tue parole. L’unione fa la forza, ne sono completamente convinta.
Ho deciso di rendere “Come lacrime nella pioggia” leggibile gratuitamente (per ricevere il testo in PDF basta sofiaromanzo@yahoo.it) perché, in questo modo, incoraggio i lettori a sostenere Amnesty International, che da cinquant’anni si occupa di difendere i diritti umani e si riconosce nei principi della solidarietà internazionale, oppure a firmare una petizione che ho lanciato su Change.org, indirizzandola al governo indiano, per migliorare le condizioni di vita delle donne. Firmare la petizione è gratuito.
inviarmi un’e-mail all’indirizzo

Sostenere Amnesty International vuol dire difendere i diritti e le libertà fondamentali di ogni essere umano, e sono rimasta impressionata dal loro lavoro e dalle varie iniziative.
Immagina essere una donna dell’India e di vivere costantemente nella paura. Immagina sapere che, intorno, non hai nessuno pronto a proteggerti.
Deve essere terribile, eppure per una donna indiana tutto questo rappresenta la sua realtà, la sua vita.
Sono fermamente convinta che ognuno dovrebbe godere dei diritti basilari, ecco perché ho deciso di appoggiare Amnesty International, la più grande Organizzazione non governativa per la protezione e la difesa dei diritti umani, ovunque nel mondo!
Ci sono moltissimi modi per sostenere Amnesty. Con una donazione (donare è semplice e sicuro, e una persona, una famiglia, un’azienda e/o uno studente possono donare anche una quota libera!), manifestando al fianco di Amnesty, iscrivendosi alla Newsletter dell’associazione oppure facendo shopping. Gli articoli a marchio Amnesty International sono prodotti del commercio equo e solidale!
Per maggiori informazioni, visita il sito:

Firmare la mia petizione è semplice, gratuito e veloce. E può davvero fare una differenza.
Ho lanciato la mia petizione su Change.org (piattaforma online gratuita di campagne sociali), elencando le ingiustizie che le donne indiane subiscono giornalmente.
Essere nessuno per una donna indiana è la sua condanna.
Bambine, ragazzi, donne, madri… nessuna di loro può alzare la testa, può dire no, può scappare dalle atrocità che le circondano. Se provano a farlo, spesso sono punite, minacciate. Uccise.
È arrivato il momento di dire basta. Ecco perché ho lanciato una petizione indirizzandola al governo indiano, perché spero in un cambiamento, anche piccolo, che possa migliorare le condizioni di vita delle donne indiane.
Quando la mia petizione avrà raggiunto un elevato numero di firme, allora la porrò nuovamente all’attenzione del governo indiano, o di chiunque altro potrebbe fare una differenza, mostrando che persone da tutto il mondo, come noi dall’Italia, vogliono dire basta alla violenza sulle donne.
Affinché la mia petizione possa crescere, ha bisogno anche della tua firma.
Firma oggi, farlo è veloce, semplice e gratuito.
Grazie!

  1. Un ultima domanda, i tuoi titoli sono sempre straordinariamente originali, da dove viene “Come lacrime di pioggia”?

Grazie per i tuoi complimenti!
I titoli per i miei romanzi arrivano quando meno me lo aspetto. Sia per “Quando dal cielo cadevano le stelle” sia per “Come lacrime nella pioggia”, è successo all’improvviso. Per il primo titolo, del mio romanzo d’esordio sulla Shoah, ricordo che ero in spiaggia quando d’un tratto pensai “gli ebrei durante il nazismo erano spesso definiti dalla stella di David, che fino alla metà del ’44 era anche cucita sulle casacche a strisce dei prigionieri di campi di concentramento come quello di Auschwitz. Il mio titolo deve parlare anche delle stelle, di un periodo in cui le stelle erano strappate dal cielo - come gli ebrei erano strappate dalle loro case - per essere cucite sulle vesti degli ebrei e sulle casacche a strisce dei deportati. Di quel periodo in cui, senza alcuna spiegazione, gli ebrei perdevano tutti e tutto. Di quel periodo in cui perdevano la dignità, in quel periodo in cui le stelle cadevano dal cielo”.
Per quanto riguarda “Come lacrime nella pioggia”, invece, ricordo che ero a casa quando d’improvviso decisi d’intitolare il mio romanzo in questo modo. Volevo un titolo che incuriosisse e che, allo stesso tempo, fosse drammatico. Perché la storia di Sarah è Asha, nonostante la loro forza e il loro coraggio, è cruda e drammatica. “Come lacrime nella pioggia” è un titolo che può dire molte cose…
Sono arrivata alla fine di questa intervista. Grazie ancora per avermi ospitata nel tuo blog Giulia e per le belle domande. Un grazie anche a tutti i tuoi lettori!

Ringrazio la Scrittrice per averci dato la possibilità di parlare di argomenti così importanti e per aver risposto alle mie domande.

E VOI CARI LETTORI, COSA NE PENSATE?

_Giulietta_

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Buongiorno Cari Lettori, lo so, è un po' che non ci sentiamo, però ho una notizia che ci tenevo a comunicarmi dato che, tra alti e ...