martedì 25 ottobre 2016

Antonella di Martino - Interview

Buongiorno cari lettori!
Inauguriamo questa settimana con l'intervista all'autrice di "Una famiglia bellissima" Antonella di Martino! Ringrazio di cuore sia la scrittrice, sia l'agenzia E.M.A con cui collaboro.


Innanzitutto la ringrazio per avermi concesso quest’intervista e per la sua disponibilità. Adesso iniziamo con le domande!



     Da dove le è nata l’idea di redigere un romanzo caratterizzato da un livello introspettivo così alto?


Volevo raccontare la storia di una gabbia mentale, e dalle gabbie mentali si evade con l’introspezione, con lo sguardo puntato verso l’interno, con la caccia alle contraddizioni. La famiglia di Max è un sistema totalitario in miniatura, si fonda sulla menzogna, è vietato dire che due più due fa quattro. Lo stesso meccanismo funziona sia per la famiglia che per la società (che è poi la famiglia della famiglia), è soltanto una questione di dimensioni. C’è un luogo comune circolante che sento ripetere sempre più spesso negli ultimi anni “pensare troppo fa male alla salute”. Non è del tutto sbagliato. Alle gabbie mentali il pensiero fa male. E l’evasione è sempre pericolosa.


·    Questo libro tocca diversi aspetti dell’animo umano, quali voleva mettere maggiormente in evidenza?



Il bisogno di ordine, molto più forte di quanto possa sembrare. L’importanza delle superfici, delle apparenze, che si nutre di ignoranza. Il doppio volto della paura e del perdono, che può salvare o condannare.
·      Secondo lei, nella vita reale, dove e come si può tentare di eliminare quella “visione perfetta”  di noi che molte volte vogliamo mostrare agli altri? Insomma secondo lei si possono dominare gli uno, nessuno, centomila di noi stessi mostrandoci per quello che siamo veramente? E se sì, come?
Beh, si può cominciare a capire che siamo esseri umani, non opere d’arte. Siamo entità vive, vulnerabili, complesse, è riduttivo valutarci dalla superficie, come se fossimo statue. Questo non significa che la bellezza non sia un dono, che sia un male voler apparire belli: significa che è crudele e sbagliato definire un essere umano dalla superficie ed escludere qualcuno per l’aspetto fisico, qualunque esso sia (perché anche la bellezza può essere discriminante). Il nostro modo di essere comprende l’imperfezione, la complessità, la varietà: dominarla è impossibile, conviene semplicemente accettarla, insieme alla paura e al fascino che suscita. Le molecole della vita sono asimmetriche, imperfette. La perfezione simmetrica della sfera indica altri mondi, che possono aspettare...


·    Come dice papà, per un buon livello di sicurezza bisogna sembrare assolutamente normali.” Questa è una frase purtroppo, secondo il mio parere, troppo attuale! Secondo lei i ragazzi di oggi percepiscono più di una volta il bisogno di sentirsi “normali” e quindi, in un certo senso, di doversi omologarsi alla massa?


Il bisogno di omologarsi è sempre stato molto forte negli adolescenti, e a mio parere sempre lo sarà: la necessità di ricevere conferme e riconoscimento è implicita nel processo di crescita. I mezzi di comunicazione rendono questo bisogno più forte, ma d’altra parte ampliano la varietà di modelli in cui riconoscersi: l’incertezza aumenta, ma anche la possibilità di scelta, di fuga, e perfino la materia prima per coltivare un sano e feroce senso critico.


·       Il romanzo scritto in prima persona risulta molto efficace e diretto. Ha avuto dei dubbi nella scelta della tecnica narrativa da utilizzare per comunicare al meglio la situazione del protagonista e della sua famiglia?

No, in questo caso non ho avuto dubbi. La gabbia aveva bisogno dell’occhio di Max, acuto e ingenuo, per svelare al lettore i suoi meccanismi più contorti e inattesi.



     Quali sono i suoi progetti futuri? C’è un nuovo romanzo in lavorazione?


C’è un altro romanzo dello stesso genere che sta aspettando l’ultima rilettura dell’editore. E ho in cantiere un progetto dai colori meno truci... ma è ancora un inizio.




     Ultima domanda di carattere personale: Se dovesse scegliere un solo libro da salvare da un incendio, quale sarebbe?
“Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile (nato secondo Benedetto Croce nel 1575 a Napoli, secondo altre fonti nel 1566 a Giugliano - morto a Giugliano nel 1632), forse il libro di narrativa italiana più conosciuto al mondo. Le fiabe più famose sono tratte da quest’opera meravigliosa, e non è estranea nemmeno ai nostri noir.

VI E' PIACIUTA QUESTA INTERVISTA? COSA RISPONDERESTE VOI ALLA TERZA DOMANDA?

_Giulietta_

2 commenti:

  1. Bellissima intervista! :)
    Per rispondere alla terza domanda.. per me no, è impossibile mostrarsi per come si è veramente. Perlomeno non è una cosa fattibile con tutti. Secondo me, almeno per quanto mi riguarda, c'è sempre una sorta di "spirito di autoconservazione" che ci spinge a volte a mentire - per risultare migliori, per sembrare privi di difetti o quasi, per non lasciare che qualcuno si avvicini alla parte più vulnerabile di noi, per evitare i giudizi. Sono rare le persone con le quali puoi lasciarti andare e mostrare cose che di norma sono solo tue.

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    1. Ti ringrazio per i complimenti e per il meraviglioso commento :) , penso che con le parole "spirito di conservazione" tu abbia centrato proprio il punto che spinge tante persone a sentire l'obbligo di omologarsi, anche solo in parte, alla massa.

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