lunedì 19 maggio 2014

INTERVIEW TIME

Buon lunedì cari lettori, 
so che vi aspettavate di vedere la rubrica "Il libro della settimana", ma per questa volta faremo un eccezione e la rubrica slitta a domani; Perché dovete sapere che oggi, 19 Maggio 2014, Escono due libri di cui avete già visto l'anteprima: FINO ALL'ULTIMO RESPIRO e COME LACRIME NELLA PIOGGIA!

Proprio per questo avvenimento ho deciso di farvi una sorpresa, con due interviste alle autrici di questi romanzi! 

Intervista a Rebecca Domino


  1. Prima di tutto ti ringrazio per avermi concesso questa intervista e poi ti faccio i complimenti per la copertina, è davvero magnifica, come mai l'hai scelta?

Grazie a te per lo spazio che mi concedi e per i complimenti per la copertina. All’inizio, quando cercavo una foto da usare per la copertina, pensavo più a un’immagine con due ragazze, ma poi mi sono accorta che non era semplice trovare immagini in cui una delle due fosse calva (Coleen ha perso i capelli a causa della chemio). Navigando sul sito Stockfresh.com mi sono imbattuta nella copertina che vedete adesso e subito ho pensato “è perfetta”. E’ diversa da quello che immaginavo, ma calza a pennello per il mio romanzo. La ragazza in copertina rappresenta Allyson e, dato il titolo “Fino all’ultimo respiro”, mi piace come il soffio – ovvero il respiro – che esce dalle labbra della ragazza riesca a far volare i semi del soffione. Il soffione ha vari significati, è un simbolo di vita e rappresenta il percorso nella nostra esistenza. Soffiando i semi del soffione, si spinge il seme stesso verso il suo futuro. Allo stesso tempo, il soffione rappresenta anche la libertà e la felicità. I toni delicati della foto mi sono piaciuti subito. Secondo me è una copertina poetica, che anticipa la delicatezza dell’amicizia fra le due protagoniste del romanzo e l’eternità che vela ogni loro istante; il respiro, grande protagonista del romanzo come simbolo di vita, ha una parte fondamentale in questa bellissima immagine.

  1. La Leucemia è una malattia terribile che rende complicata la vita dei ragazzi che la contraggono; spesso vengono emarginati dagli altri che non comprendono a pieno, il peso che questi ragazzi devono sopportare, ma a volte la solidarietà fra i giovani ci sorprende, infatti essi sono molto spesso più maturi degli adulti e riescono ad affrontare meglio di loro i momento di difficoltà; la mia domanda è questa, Allyson e Coleen come hanno fatto a superare questa malattia, accantonandola e trovando la speranza in una situazione come questa, dov'è facile buttarsi giù e perdere la voglia di vivere?


La tua domanda è molto interessante. Come faccio prima di cominciare ogni romanzo, mi sono documentata sull’argomento che avrei trattato, in questo caso il cancro negli adolescenti. Ho letto, visto e ascoltato numerose testimonianze di ragazzi e ragazze con il cancro e in quelle storie ho trovato sì paura, dolore, morte e incertezze ma, più di ogni altra cosa, ho trovato coraggio, altruismo, risate e voglia di vivere! La leucemia è il cancro del sangue. Sicuramente, come tutti i tipi di tumore, cambia radicalmente la vita di chi la
contrae. Essere diagnosticati con il cancro è terribile a qualunque età ma durante l’adolescenza è particolarmente difficile accettare questa diagnosi, che spesso arriva all’improvviso, perché la persona è in un periodo della vita in cui dovrebbe dedicarsi solo alla scuola o al lavoro, a divertirsi e a uscire con gli amici, e inoltre sta muovendo i primi passi verso la propria indipendenza. Il cancro pigia il tasto “pausa” nelle vite di questi giovani che si ritrovano a dover posporre a data da definire i progetti a breve e lungo termine e le cui vite diventano improvvisamente diverse da quelle della maggior parte dei loro coetanei. Sì, sono d’accordo con te quando dici che i giovani affrontano il dolore e le difficoltà in maniera migliore rispetto agli adulti; naturalmente ci sono anche adulti che reagiscono con coraggio e sorrisi ma in tutte le storie di giovani con il cancro, nonostante si parlasse anche dei momenti “no” e delle difficoltà, ho sempre avuto l’impressione che quelle persone avessero una forza interna indescrivibile. Nel mio romanzo faccio vedere come molte persone sane spesso si allontanino da chi si ammala, come succede alle amiche di Coleen, perché loro crescono, i loro percorsi vanno avanti mentre la vita di Coleen, ai loro occhi, diventa statica, incomprensibile, un susseguirsi di paroloni medici, sedute di chemio e sempre con la paura della morte. Per fortuna ci sono molti giovani con il cancro che hanno degli amici vicino e nel mio romanzo possiamo vedere benissimo come per Coleen sia fondamentale la vicinanza di Allyson, perché sono coetanee e passando il tempo con lei, Coleen a volte riesce a sentirsi nuovamente normale. Allyson, dall’altro lato, beneficia in maniera incredibile della sua amicizia con Coleen, un’amicizia che Coleen stessa vuole rendere il più paritaria possibile e infatti in alcune occasioni aiuta o consiglia Allyson. Chiunque si aspetterebbe che Coleen, in quanto malata, venga aiutata dalla sua amica, eppure sarà proprio Allyson, nel corso del romanzo, ad apprendere da Coleen gli insegnamenti più importanti che potrà mai avere. Per Coleen, la diagnosi è stata il momento in cui la vita le ha dato uno schiaffo e si è resa conto che stava buttando via i suoi giorni senza fare niente di particolare, lamentandosi delle piccolezze, ecc… Allyson ha la fortuna di vedere e capire il vero senso della vita senza doverne pagare il prezzo. Allyson e Coleen non superano la malattia e non la ignorano; Coleen vuole che se ne parli perché la leucemia fa parte di lei. Anch’io, prima di cominciare le ricerche per il romanzo, pensavo che essere diagnosticati con il cancro fosse un motivo più che sufficiente per arrabbiarsi, abbattersi e perdere la voglia di vivere, per questo sono rimasta basita di fronte al coraggio e all’amore per la vita di tutti gli adolescenti che ogni giorno affrontano il dolore, le cure, le paure e continuano a sorridere. Questo è uno dei punti cruciali del mio romanzo: spero che, leggendolo, il lettore si ritrovi a bocca aperta come me di fronte a così tanta voglia di vivere e al travolgente entusiasmo di chi deve soffrire molto dal punto di vista fisico, e spero che terrà dentro di sé gli insegnamenti che, attraverso Coleen, voglio diffondere, gli stessi insegnamenti che ho appreso dalle parole di questi piccoli, grandi eroi.


  1. Voglio girare a te due domande che mi hanno incuriosita vedendole nella trama del tuo libro: E' possibile non avere paura della morte? Ed è possibile insegnare a vivere?

Più o meno inconsciamente tutti abbiamo paura della morte e penso che sia normale, perché non sappiamo che cosa succederà una volta in cui smetteremo di respirare e tutte le funzioni del nostro corpo cesseranno. Naturalmente spero di morire da vecchia e spero di farlo in maniera veloce e indolore, ma penso che questa sia una speranza che accomuna un po’ tutti. Cerco di non pensare molto alla morte, per il semplice fatto che adesso sono viva. Personalmente credo nella reincarnazione, io stessa ho avuto delle piccole prove dell’esistenza delle vite passate, è una cosa in cui credo fermamente perché nella mia vita ho sperimentato sulla mia pelle cose che, altrimenti, non sarebbero state razionalmente possibili e allo stesso modo credo che, dopo la morte, l’anima continui la sua vita, solo che perde la fisicità e si ritrova in una sorta di “mondo diverso”. Per esempio, tempo fa una cugina di mia madre che abita a Torino (noialtri abitiamo in Toscana) ci telefonò sconvolta per dirci che nell’ospedale dove lavora lei c’e’ una collega che dice di avere dei poteri da sensitiva e di vedere i morti (io sono sempre un po’ scettica su queste cose, specialmente se ci sono di mezzo richieste di soldi, ma questo non era il caso). Questa donna si è avvicinata alla cugina di mia madre e le ha detto che lì vicino a lei vedeva una giovane donna bassa e minuta, con i capelli neri e gli occhi verdi, che diceva di stare bene e di passare tanto tempo ricamando. La descrizione divenne ancora più dettagliata e la cugina di mia mamma ha capito subito che quella era mia nonna - morta quando avevo tredici anni - da giovane (anch’io ho visto delle sue foto ed era davvero come nella descrizione) e infatti le piaceva tantissimo ricamare. Il fatto è che quella donna, che noi non abbiamo mai visto di persona, non poteva sapere niente di mia nonna eppure l’ha descritta per filo e per segno sia nel fisico sia nei modi di fare. Ecco, episodi del genere ti fanno riflettere. In generale, quindi, credo che dopo la morte ci sia dell’altro. Penso che questa vita terrena sia solo una parentesi d’infinito e, lo ripeto, penso che torneremo qui e che ognuno di noi viva più di una volta. La seconda domanda, se è possibile insegnare a vivere, ha una risposta che secondo me è più semplice: nella mia opinione sì, è possibile insegnarlo. Spesso sono proprio le persone che meno se ne rendono conto a dare questi insegnamenti e lo fanno in maniera quasi inconsapevole. Che cosa vuol dire vivere? Ognuno da’ la propria risposta ed io penso che non ci siano risposte giuste o sbagliate. Chi mi segue sa che parlo piuttosto spesso della storia di Stephen Sutton, il diciannovenne inglese il cui cancro è diventato terminale due anni fa, e che nonostante questo ha usato il poco tempo che gli rimaneva da vivere per raccogliere oltre tre milioni di sterline a favore di Teenage Cancer Trust, continuando a lottare, a ridere e riuscendo a ispirare milioni di persone in tutto il mondo. Ecco, sì, penso che persone come Stephen possano ispirare gli altri, persone che parlano con il cuore e che riescono a vedere la vera grandezza di tutto, la bellezza insita in ogni cosa. Non sono mai stata una ragazza superficiale, mi piace guardare il cielo e il mondo, sono introspettiva e non me ne importa assolutamente niente di tutte le sciocchezze inventate dalla mente umana (i soldi, le regole della società, ecc…) ma mi ritengo molto fortunata perché per cercare informazioni sulla vita degli adolescenti con il cancro mi sono ritrovata a leggere e ascoltare le loro storie e, anche se non conosco nessuno di loro di persona, le loro storie mi hanno toccata molto. Quei ragazzi ci ricordano che la vita e la morte si prendono per mano e che la morte arriverà per tutti, ma siamo vivi, lo saremo fino all’ultimo respiro e sta a noi scegliere come vivere questa vita.

  1. Vorrei riportarti un attimo al tuo primo libro e chiederti se ci sono dei punti in comune fra l'amicizia nella “La mia amica ebrea” e quella che si instaura fra Allyson e Coleen.

Le amicizie fra le protagoniste dei miei due romanzi sono molto diverse fra loro ma sì, hanno dei punti in comune. Sono entrambe amicizie forti, sincere e profonde fra due adolescenti che devono affrontare delle difficoltà più grandi di loro. In “La mia amica ebrea” la protagonista è Josepha, una quindicenne che vive nell’Amburgo del 1943 ed è “ariana”. Indottrinata da Hitler a pensare che gli ebrei fossero il male, la sua vita cambia quando il padre nasconde una famiglia di ebrei nella soffitta di casa. Fra loro c’e’ Rina, sua coetanea. Quella è un’amicizia che va oltre gli orrori della Storia, oltre l’indottrinamento di un popolo e che va a scavare nell’animo umano per ricordarci che, nonostante tutto, durante le più grandi tragedie ci sono sempre dei semi di speranza. Il mostro contro cui devono combattere Allyson e Coleen, invece, non è frutto della pazzia e della cattiveria umana, come nel caso di Hitler che getta un’ombra sull’amicizia fra le protagoniste de “La mia amica ebrea”, ma è il cancro. Nessuno sa perché un adolescente piuttosto che un altro si ammala di tumore. E’ stato un caso se Coleen è malata e Allyson è sana. La storia si svolge ai giorni nostri e l’amicizia fra le due ragazze nasce in maniera improvvisa, sconvolgendo principalmente la vita di Allyson, che in diciassette anni non ha mai avuto motivo di pensare seriamente alla morte oppure ai suoi coetanei che hanno il cancro. In entrambi i romanzi le protagoniste devono venire a patti con la morte, seppur in maniera diversa: nel mio libro d’esordio Rina, la giovane ebrea, rischia costantemente di essere deportata e molti tedeschi che aiutarono gli ebrei pagarono questa ribellione con le loro vite, mentre in “Fino all’ultimo respiro” la morte è qualcosa di cui si parla più spesso, qualcosa che si porterà via Coleen se lei non riuscirà a sconfiggere la leucemia. In entrambi i libri le ragazze sono forti e determinate, ma anche sensibili, introspettive, dolci e confuse come tutte le adolescenti di ogni periodo storico. Tutte e quattro si trovano in un periodo delle loro vite in cui sono in procinto di fare il salto dalla giovinezza all’età adulta e ognuna reagisce in modo diverso. In entrambi i libri ho voluto ricordare che sentimento meraviglioso è l’amicizia, i veri amici sono coloro che rimangono al nostro fianco anche quando la situazione si fa davvero dura o pericolosa, rischiando di farsi male a loro volta sia emotivamente sia fisicamente. Sono due libri sulla speranza e sul coraggio, due storie d’amicizia che fanno riflettere attraverso gli sguardi di quattro protagoniste che porterò sempre nel mio cuore.

  1. So che il tuo libro promuove le donazioni per l'associazione Teenage Cancer Trust, puoi parlarcene?

Certo. Quando mi sono ritrovata coinvolta, seppur soltanto empaticamente, nelle storie
degli adolescenti con il cancro, ho capito che non avrei mai potuto incassare neanche un centesimo dalla vendita del romanzo, altrimenti, mi sarei sentita in colpa. Ho vissuto a Londra per un anno e avevo già sentito parlare di Teenage Cancer Trust. Penso che quest’ente benefico inglese, attivo da ventiquattro anni, sia fondamentale per gli adolescenti e i giovani adulti (13-24 anni) con il cancro. Con ventisette reparti sparsi in tutto il Regno Unito e altri sette in progettazione, con personale medico specializzato nella cura dei giovani, Teenage Cancer Trust offre una “casa lontano da casa” dove i giovani con tumore possono essere curati insieme con ragazzi e ragazze della loro età, evitando così di sentirsi soli, e possono divertirsi leggendo libri e giornali, ascoltando la musica, giocando a biliardo, ecc… inoltre, hanno la possibilità di tenersi in contatto con i loro professori per non rimanere indietro con il programma della scuola d’appartenenza. Per le persone che lavorano a Teenage Cancer Trust, un ragazzo malato di cancro è prima di tutto un giovane e poi un malato di oncologia. Uno degli scopi principali dell’ente benefico è proprio favorire le relazioni fra giovani con il cancro. L’evento “Find your sense of tumour”, per esempio, permette a circa trecento adolescenti con il cancro di confrontarsi e stringere nuove amicizie. Supportato esclusivamente dalle donazioni di aziende e privati, Teenage Cancer Trust organizza anche eventi per la raccolta fondi, i più famosi sono i concerti alla Royal Albert Hall di Londra, tenuti da celebrità musicali. Oltre a occuparsi a tutto tondo degli adolescenti con il cancro, Teenage Cancer Trust offre supporto ai famigliari e agli amici, si occupa della ricerca (per aumentare sempre di più la speranza di sopravvivenza), offre informazioni gratuite sia online sia con incontri nelle scuole perché gli adolescenti conoscano meglio il cancro e ne conoscano i sintomi, organizza annualmente una conferenza per medici e infermiere che lavorano con i giovani… ho scelto di supportare, nel mio piccolo, Teenage Cancer Trust perché fa una differenza indicibile nelle vite dei giovani con il cancro, aiutandoli a continuare a sorridere e a vivere una vita normale, perché avere il cancro non significa dover smettere di vivere.
Invito tutte le persone che stanno leggendo queste parole a parlarne anche ai loro famigliari e amici, perché tutti insieme, nel nostro piccolo, possiamo fare la differenza. Vi lascio il link diretto alla mia pagina sulla piattaforma Justgiving, che ospita gli enti benefici regolarmente registrati. La donazione è veloce, semplice e sicura e il denaro viene mandato direttamente nel conto bancario di Teenage Cancer Trust. Uniamoci tutti, rinunciamo a un caffè, a qualcosa che non è indispensabile e doniamo 10 Euro, 5 Euro o anche solo 1 Euro a Teenage Cancer Trust perché quei ragazzi con la loro forza, i loro sorrisi e il loro amore per la vita, lo meritano davvero ed è il nostro modo per dire loro “grazie di quello che c’insegnate ogni giorno”.

  1. Credo che per la protagonista Coleen l'essenziale sia non vedere la compassione negli occhi degli altri e vivere una vita “normale”, puoi descriverci il suo carattere?

Sì, Coleen desidera soltanto una vita normale. Le è stata diagnosticata la leucemia a quattordici anni e mezzo in maniera totalmente improvvisa. Nel momento in cui ha saputo di avere il cancro, la sua vita è cambiata per sempre. Lei è cambiata per sempre. Nel libro ci sono accenni al periodo subito dopo la diagnosi in cui Coleen – che all’inizio del romanzo è già piuttosto avanti nella sua battaglia e quindi è più forte – ammette di aver avuto momenti di sconforto e di essere caduta in depressione per qualche mese. La sua passione più grande, oltre il disegno e la musica dei suoi beniamini, è la corsa, ma a causa della malattia e della stanchezza provocata dai trattamenti come la chemio, ha dovuto metterla da parte. Coleen vorrebbe tornare a correre, vorrebbe tornare a frequentare la scuola, ma durante i due anni e mezzo di malattia ha passato moltissimo tempo in ospedale e non ha potuto studiare tanto quanto avrebbe voluto. I rapporti con le sue amiche di sempre sono cambiati con il passare dei mesi, perché loro vanno a farle visita in ospedale ma non sanno bene come comportarsi con lei. Il cancro mette in pausa le vite di persone come Coleen, mentre i loro coetanei continuano ad andare avanti, proiettati verso il futuro. Coleen detesta la compassione negli occhi degli altri, detesta il pensiero che certe persone possano trattarla con i guanti solo perché ha il cancro (infatti dice che, se non è una colpa averlo, non è neanche un merito), allo stesso tempo però capisce che per certe persone, come i suoi genitori e Allyson, non è semplice far finta che lei sia sana e infatti a volte tendono a viziarla un po’. Durante il romanzo Coleen affronta molte difficoltà legate alla sua malattia, deve sottoporsi a sessioni di chemio che spesso la fanno sentire uno straccio e le fanno passare i giorni a letto, con la bacinella sempre a portata di mano; deve affrontare un trapianto di midollo osseo… ma nel frattempo conosciamo anche la sua personalità e quel suo desiderio di normalità che si rispecchia anche nella sua cotta per un ragazzo che, però, non la ricambia. Questo è un tasto dolente per Coleen, ma lei non è ancora guarita e dentro di sé capisce le motivazioni di quel ragazzo. Come i suoi coetanei, Coleen ha dei sogni: “da grande” vorrebbe diventare insegnante di disegno e s’impegna più che può per rimettersi in pari con lo studio. Caratterialmente è una ragazza dolce, forte e altruista; non vuole che gli altri mettano in pausa le loro vite solo perché lei si è ammalata, e non vuole tenere Allyson legata a sé, infatti, ad esempio, la sprona a prendere parte ad attività cui lei non può unirsi. Coleen è anche molto introspettiva, sente di essere cresciuta più in fretta rispetto ai suoi coetanei sani e spesso si ritrova a pensare al senso della vita, alla morte e a tutto quello che ha imparato da quando le hanno diagnosticato la leucemia. E’ una ragazza indubbiamente molto forte, che nel corso del romanzo si ritrova ad avere a che fare con decisioni che neanche un adulto dovrebbe prendere. Coleen alterna forza e debolezza, dolcezza e frustrazione, ma rimane sempre un personaggio estremamente positivo, totalmente innamorata della vita, determinata a viverla giorno per giorno, intensamente come non ha mai fatto prima di ricevere la sua diagnosi. Come tutti i personaggi che scrivo, Coleen è nata spontaneamente dentro di me, si è fatta conoscere e ho scoperto la sua aria sbarazzina, la sua lingua lunga e le battute che si diverte a fare, ma dato il tema del romanzo ho inserito in Coleen i messaggi di forza, altruismo, coraggio e amore per la vita che ho riscontrato nelle numerose testimonianze degli adolescenti che vivono con il cancro. Quindi, direi che Coleen è un’amica con cui ridere e piangere, con cui scherzare e parlare del giorno del funerale, è una ragazza che, con sguardo limpido, accompagna il lettore attraverso giorni scanditi dal dolore, dalle preoccupazioni e dall’ombra della morte, solo per accorgersi, alla fine, che grazie a lei di quei giorni abbiamo visto solamente il sole.

  1. L'ultima domanda, c'è un motivo per cui hai scelto la Scozia come ambientazione del tuo romanzo?

Purtroppo in Italia gli adolescenti con il cancro sono una realtà di cui si parla pochissimo e si ritrovano spesso in una sorta di “terra di nessuno”, pertanto non sentivo di avere le basi necessarie per ambientare il romanzo nel mio Paese. Avendo vissuto nel Regno Unito e sapendo che avrei sostenuto con il mio romanzo il meraviglioso lavoro di Teenage Cancer Trust ho pensato di ambientare la storia lì. Ho scelto la Scozia per i suoi bellissimi paesaggi, violenti, veri, vivi; i cieli gonfi di nuvole scure e Allyson e Coleen che guardano la rabbia e la forza del mare, il volo dei gabbiani… sono luoghi che secondo me parlando al lato più profondo dell’animo umano e intensificano le emozioni vissute dalle protagoniste e dal lettore.
Grazie per tutte le tue belle domande, Giulia, e per lo spazio che mi hai dato sul tuo blog. Ricordo ai miei lettori che sul mio blog http://rebeccadomino.blogspot.it potete essere sempre aggiornati sui miei lavori e trovare recensioni, segnalazioni, press, articoli ecc… inoltre c’e’ un settore dedicato a Teenage Cancer Trust e alle storie dei piccoli, grandi eroi che ogni giorno vivono con il cancro e consiglio a tutti di darci un’occhiata. 

Vorrei ringraziare questa scrittrice per la sua disponibilità e per le risposte esaustive che ci ha dato! 

ADESSO MI RIVOLGO A VOI CARI LETTORI, QUAL'E' LA VOSTRA OPINIONE?

_Giulietta_ 

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